Il difficile rapporto tra politica, economia, fede e scienza
Sergio Sabetta
“L’individualità cui teniamo tanto si sfilaccia come un indumento” ( Marguerite Yourcenar )
In un recente articolo apparso sulle Scienze dal titolo “Rivedere i limiti della crescita”, a firma di Charles A. S. Hall e John Day Jr., si ripropone l’annoso problema della disponibilità delle risorse naturali rispetto alla crescita umana, ovvero del rapporto tra un mondo finito e l’espansione della popolazione.
La liberalizzazione del mercato, secondo l’economia neoclassica, dovrebbe creare efficienza nell’uso delle risorse con un minore consumo di energia per unità prodotta, questo tuttavia non toglie che l’espansione della produzione unita all’immissione di inquinanti porterebbe comunque in un mondo dato al raggiungimento dei limiti, considerando tra l’altro che l’assorbimento di energia aumenta con il crescere della produzione e il diminuire della qualità delle risorse impiegate. D’altronde è stato richiamato anche il paradosso di Jevons, per il quale l’abbassamento dei prezzi per una maggiore efficienza porta in realtà ad un maggiore consumo delle risorse.
Nella forzatura dei limiti del sistema interviene la tecnologia, la quale oltre che migliorare l’efficienza produttiva delle energie già conosciute, introduce nuove fonti di energia o comunque le rende economicamente disponibili alle attività produttive. I progetti crescono ma la loro disponibilità richiede tempo, a fronte di una accelerazione della crescita economica, legata all’esplodere maltusiano della popolazione, secondo un modello consumistico molto accentuato dell’usa e getta, le ricorrenti crisi economiche non sono quindi altro che decelerazioni utili per diagnosi e ripensamenti sui modelli di sviluppo, momenti di urgenza che spingono il pensiero.
L’uso sempre più complesso della tecnologia pone, tuttavia, anche dei problemi di democrazia, come è stato rilevato da vari studiosi ( Crouch, Salvadori ), la crescente complessità e artificiosità dell’ambiente crea un progressivo distacco informativo tra coloro che gestiscono il sistema e la massa, da cui ne deriva un’accrescersi del divario della ricchezza, il nuovo sistema che progressivamente si sta affermando è stato identificato da Crouch in un postmoderno e da Salvadori in un secondo sistema liberaldemocratico. Viene a mancare di fatto un potere di valutazione dell’offerta politica, che diventa merce da acquistare con un’opera di marketing, quindi non solo di comunicazione ma anche di creazione dell’esigenza, in cui si insegue l’umore del momento relativamente ai bisogni ritenuti dal cliente/elettore urgenti ed immediati, la tecnologia dei media, d’altra parte, definisce prepotentemente l’agenda dei temi politici, frammentando l’informazione in funzione delle persone mediante la spettacolarizzazione della politica ( Amadori) , si forma quindi un perfetto parallelismo tra politica e mercato con l’assimilazione totale della politica all’economia dell’immediato, del momento.
Lo sviluppo della tecnologia se da una parte permette la crescita economica, dall’altra modifica il rapporto dell’uomo con la politica esaltandone il controllo democratico con la diffusione dell’informazione, ma al contempo raffinando i termini della sua possibile manipolazione.
La razionalità strategica all’interno della sfera economico-produttiva ( La Grassa), come del resto nella razionalità politica, punta alla creazione di valore nel breve periodo secondo un orizzonte intragenerazionale, la politica si risolve nella storicità dell’esserci contrapposta all’essere della fede e delle scienze sociali ( Heidegger ).
Vi è quindi una difficoltà oggettiva nel trasfondere i valori propri di una visione intergenerazionale nel concetto di valore portato avanti in termini naturali di affermazione e durata dell’io, propria della politica e dell’economia; ma se fede e scienze sociali partono dall’uomo con una visione infinita del genere umano, ancora maggiori sono le difficoltà che emergono tra i termini opposti del valore e dei principi universali, quindi non centrati sull’uomo, propri della fisica se questi non sono immediatamente riducibili in tecnologia e risultano addirittura scomodi al modello economico di sviluppo imperante.
Particolarmente arduo risulta, pertanto, il dialogo tra questi tre piani ed estremamente grigie le zone di confine, è stato osservato: “Una volta si lavorava (e si comprava) per il dovere di vivere, o sopravvivere. Ci si sacrificava per far studiare i figli e garantire loro un mondo migliore. Ma oggi, in un’epoca molto meno rassicurante di quella del miracolo economico, i giovani progettano, sognano, o si illudono, di lavorare (e comprare) per far qualcosa di bello e di giusto. Per rispondere ad una spinta interiore, sia estetica sia pragmatica, per creare qualcosa… Perché in mancanza di una crescita quantitativa, si cerca – ed è giusto – una crescita qualitativa” ( C. Tagliabue, 2009 anno della creatività. Per celebrare la sostanza, Nòva Il Sole 24 Ore, 156 – 15/1/2009).
Bibliografia
• A. Amadori, Marketing nuova frontiera della politica, L’Impresa, 78-84, 45-2/2005, Il Sole 24 Ore;
• N. Acocella, La politica economica nell’era della globalizzazione, Carocci 2001; • AA.VV., Energia la resa dei conti, Le Scienze, numero speciale, 459, 11/2006; • Charles A. S. Hall – John W. Day Jr., Rivedere i limiti della crescita, Le Scienze, 56-65, 493, 9/2009; • G. Crouch, Post democrazia, Laterza 2009; • G. La Grassa, Razionalità strategica e razionalità strumentale, Il Giornale della Filosofia, 23-2/2008; • D. Meadows – J. Randers, I nuovi limiti dello sviluppo, Mondadori 2006; • M. Heidegger, Tempo e essere, Longanesi 2007; • P. Ravazzi, Il sistema economico, Carocci 2001; • M. Salvadori, Democrazie senza democrazia, Laterza 2009; • J. P. Thomas, Le politiche economiche nel Novecento, Il Mulino 1998.